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Tradizione italiana da cent'anni

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Incontro con Mario Musoni, il “cuoco-navigatore”

Incontro con Mario Musoni, il “cuoco-navigatore”

“Eravamo 4 amici al bar, solo che i bar erano sperduti ai 4 angoli del mondo”. 

Intervista di Anita Lissona

Così Mario Musoni uno dei fondatori del GVCI Gruppo Virtuale Cuochi Italiani ci descrive la nascita nel 2001 del Gruppo che oggi conta 1.800 ristoratori italiani dislocati in ogni angolo del globo, impegnati a far conoscere la buona cucina italiana a popoli e culture diversissime. “Eravamo agli albori di Internet  qui in Italia e io da Pavia, Mario Caramella da Hong Kong, Alberto Gianati da Portorico, Rosario Scarpato da Sidney (tutti chef di fama internazionale – n.d.r.) chattavamo e sognavamo. Da quel sogno è nato un fenomeno che si è rivelato di grande importanza per il nostro Made in Italy culinario”.

Originario di San Zenone Po (Pavia), Mario Musoni ha mosso i primi passi nel mondo della ristorazione girando l’Europa dapprima come cameriere, fino a diventare maitre e sommelier. In Inghilterra nel 1971 conosce Patricia, sua moglie, con cui rientra in Italia per dedicarsi interamente alla cucina aprendo nel 1982 il ristorante Al Pino di Montescano, a cui nel 1987 viene assegnata la stella Michelin.

Chiediamo a Mario Musoni, di passaggio qui in Italia prima di volare via verso nuove avventure da “cuoco-navigatore” come si definisce, di raccontarci come è nata questa sua attività di vero e proprio ambasciatore della cucina italiana nel Mondo.

M.M.: “Era la fine degli anni ’80 e il mio regno era allora Al Pino di Montescano ma cominciavo a sentirlo un po’ stretto: fui invitato proprio da Mario Caramella in visita alla madre a Casteggio, dalle mie parti, a recarmi per una promozione della cucina lombarda a Hong Kong. Da lì non mi sono più fermato e ho percorso la Cina in lungo e in largo, fino ai confini con la Mongolia, ho viaggiato e cucinato da Singapore agli USA e al Centro-Sud America e dall’Inghilterra al resto d’Europa. Poi la mia attività si è arricchita della collaborazione con Alma, Scuola Internazionale di Cucina Italiana, con cui abbiamo aperto innumerevoli Scuole di cucina in sedi estere. Siamo stati anche molto supportati dall’Istituto Commercio Estero che in quegli anni ha svolto un’egregia attività con manifestazioni collettive arricchite da show cooking, degustazioni, incontri, dove la cucina italiana otteneva sempre grandi apprezzamenti. Una dimostrazione lampante del lavoro svolto è che in moltissimi dei grandi alberghi internazionali a 4-5 stelle lusso dove si svolgono le nostre esibizioni il ristorante top, una volta rigorosamente di cucina francese, è oggi quasi sempre italiano”.

A.L: “Sappiamo che uno dei simboli della sua cucina, una specie di marchio di fabbrica, è il Gelato al Pistacchio all’Olio EV d’Oliva: come nasce una proposta così originale?”.

M.M.: “Dalla creatività nel rispetto delle materie prime, sempre rigorosamente italiane: devo ricordare che i grandi risultati che oggi vedono la cucina italiana acclamata  in tutto il Mondo non sarebbero stati possibili senza l’apporto e il supporto di grandi marchi del Made in Italy alimentare. A partire dai prodotti che vengono considerati simbolo del nostro stile alimentare: la pasta, l’olio, il pomodoro, lo stesso gelato. Un riconoscimento particolare va  a Fabbri 1905, per esempio, che ci supporta da sempre. Un nome che all’estero dice Italia, Tradizione, Bontà, ma anche Innovazione. In Cina l'Amarena Fabbri è un’icona e lo stesso gelato al Pistacchio all’Olio EV d’Oliva non sarebbe stato possibile senza la disponibilità di una meravigliosa pasta al pistacchio puro, ovviamente proveniente da Bronte, che Fabbri 1905 mi garantisce intatta e sicura negli ingredienti ai 4 angoli del globo”.

A.L.: “Ci svela la ricetta?”

M.M.:“Semplicissima: una pallina di gelato fatto a mano con uova, latte, zucchero a cui aggiungo la Delipaste al Pistacchio che viene portata in tavola accompagnata dall’ampollina dell’olio d’oliva. Dapprima i clienti guardano sconcertati, poi assaggiano prudenti e infine chiedono il bis. Oggi lo propongono tantissimi miei “allievi” nel Mondo”.

A.L.: “Geniale semplicità, direi, come il Nutty l’ultima “scoperta” Fabbri, già oggetto di grande interesse presso gli operatori professionali che la conosceranno più da vicino durante il prossimo Sigep”.

M.M.: “Ne ho sentito parlare: mi sembra davvero una novità importante perché rende disponibili per noi cuochi italiani che operiamo lontano due fantastici ingredienti quali la nocciola e il cacao, in forma estremamente versatile. Sarà più semplice creare e riproporre con fantasia dolci tradizionali o nuovi gusti di gelato (il Pane e Nutty, per esempio, che verrà lanciato al Sigep, n.d.r.) in grado di “scalzare” il predominio del Tiramisù che all’estero viene considerato il dolce italiano per antonomasia.

A.L.: “La vostra è un’opera di divulgazione culturale che però si traduce in una grande possibilità di far penetrare significativamente i nostri prodotti all’estero. Ha qualche dato in proposito?”

M.M. “In questi ultimi 10 anni l’incremento dell’export dei nostri prodotti alimentari è stato del 30%. Non male, visto che così facendo esportiamo anche gusto e salute. Infatti, il mondo ha capito che la cucina italiana è simpatica, salutare e gustosa”.

 

Milano, 23 novembre 2012